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Archivi categoria: Patologie mentali

Scopofilia. Il piacere (perverso) di guardare.

Avete mai subito le attenzioni morbose di un guardone? Siete mai state spiate nella vostra intimità?

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Pazzia

La paziente del Dottor ******** ripeteva sempre di essere pazza . Perchè? Da dove nasce questo desiderio del soggetto di qualificarsi come pazzo? Rivendica questo status per avere maggiori diritti? Per poter vivere una maggior libertà sessuale che poi sconfina inevitabilmente nella lascivia? Anche guardando dei paesaggi dal treno la paziente sentiva un forte turbamento di quella che gli antichi chiamavano anima e che con linguaggio moderno denominiamo psiche. “Pazza, pazza, sono pazza, sarò sempre pazza, sempre pazza, sempre pazza” diceva in modo compulsivo. I paesaggi non avevano la minima influenza su quel cervello ormai dominato da ossessioni. Quando finiva la fase della logorrea cominciava quella della grafomania. Scriveva su foglietti di carta, a volte su post-it i suoi pensieri malati. Arrivava anche a scendere in strada, completamente nuda, per attirare l’ attenzione dei passanti e mostrava i suoi scritti che lei reputava di un valore inestimabile. Una volta, un passante , che faceva parte della redazione di un noto giornale, incautamente strappò uno di quei bigliettini. La paziente del Dottor ******* gli si avventò contro e lo graffiò sul viso gridando:”Questi foglietti sono la mia gioia, la mia vita, bastardo!!!”. Altra ossessione erano le valigie che faceva e disfaceva in continuazione. Ordinava tutti i vestiti meticolosamente per poi buttarli per terra. Dobbiamo parlare anche delle liti furbibonde sul pianerottolo? Alcune sue vicine avevano l’ abitudine di mettersi sul terrazzo o sulla porta di casa per scambiare quattro chiacchiere, quello che oggigiorno si farebbe in una chat o scambiandosi dei commenti sulla bacheca di Facebook o sotto il post di un blog. Ma parliamo di anni fa quando i blog e Facebook non c’erano ancora. Il rumore di quelle parole per lei era assordante e spesso usciva di casa inveendo contro quelle signore fino a lanciare contro di loro degli oggetti. Il giorno che scagliò contro la sua vicina Pina un grosso calamaio l’ amministratore, che era lì nel condominio per farsi pagare alcuni conti dagli inquilini morosi, dovette chiamare la Polizia e fare denuncia. “Sempre pazza, sarò sempre pazza” ripeteva in casa, per strada, nei negozi al punto che SEMPREPAZZA scritto tutto attaccato diventò il suo soprannome nel quartiere e nel resto della città dove ormai si spargeva la sua fama. Però c’è da notare che quando qualcuno la chiamava “pazza” , “imbecille”, “cretina”, “stupida” diventava furiosa, aggressiva e pericolosa. Definirsi “pazza” era un diritto che spettava solo a lei. Vi era poi un disturbo di questa paziente che suscitava l’ ilarità di alcuni medici. Per attirare l’ attenzione il soggetto pronunciava frasi sconce farcite con il torpiloquio più estremo : tette, culi, figa, cazzo, bocchino, sborrata, pecorina, fanculo, vaffanculo, merda, stronzo, idiota  ecc. ecc. Un mix di volgarità e lascivia. Ella infatti, nonostante l’ età si sentiva una bella donna, desiderata da tutti. Credeva che ogni sua comparsata dovesse essere pagata. Una volta rivolgendosi al dottore che l’ aveva in cura disse:”Quando mi dà se domani vengo alla sua visita?” Per lei non era possibile che un suo spostamento non dovesse essere pagato. Un’ esperta di psicologia forense, che aveva un eccelso curriculum, si occupò del caso. La sua teoria era che non bisognasse punirla ma lasciarla fare. Voleva scrivere 1000 post-it in un giorno? Voleva usare termini lascivi per attirare l’ attenzione? Poteva farlo tranquillamente; doveva solo astenersi da taluni comportamenti aggressivi e per il resto era ok. Il pazzo quando è libero e non si sente giudicato può diminire la sua conflittualità nei confronti della società. Lo psicologo per farle capire che aveva perso il senso del tempo le raccontava la storia di Mad Hatter, il personaggio di Lewis Carroll ma lei ormai non comprendeva più cos’era il susseguirsi delle ore, dei giorni e dei mesi. Nella sua mente c’era solo il susseguirsi di pensieri ossessivi che lei doveva fissare su carta o urlare in faccia ai passanti conditi con frasi spinte per attrarre l’ attenzione.